La Mia storia con GENNY
La storia di Genny inizia molto tempo fa, quando cercavo di migliorare la mia autonomia senza sapere esattamente cosa stessi cercando. Poi ho incontrato la tecnologia del Segway PT e ne sono rimasto abbagliato. Ne ho comprato uno, ed è lì che è iniziato tutto. Nel mio garage ho adattato una mia vecchia sedia a rotelle, ho sviluppato un sistema per salire e stabilizzarmi, e il gioco era fatto.

Nel 2010 il progetto passa dal prototipo alla prima vera struttura: acquistavo Segway PT e li trasformavo con un kit dedicato. Il mezzo lo chiamai Genny, ed era di fatto nata Genny 1.0.
Genny 1.0 era un sistema completamente meccanico e manuale, privo di qualsiasi interfaccia tra Genny e il Segway. Lo stazionamento dei piedi avveniva tramite una leva manuale anteriore a doppio scatto, progettata per garantire sicurezza sia durante il sollevamento dei piedi a dispositivo spento sia in caso di caduta accidentale. I piedi erano realizzati con un sistema a pantografo, che consentiva una discesa rapida e un appoggio stabile, almeno su superfici perfettamente piane. Lo sterzo era rimovibile, ma non disponeva di un sistema di blocco di sicurezza.
Le principali criticità del progetto, che verranno poi risolte con Genny 2.0, erano evidenti. L’assenza di un’interfaccia elettronica tra Genny e il Segway impediva qualsiasi lettura dei dati del motore, come accensione, spegnimento o movimento, lasciando all’utilizzatore tutta la responsabilità delle scelte legate alla sicurezza. Il sistema a pantografo dei piedi funzionava solo su superfici perfettamente piane, limitando fortemente l’utilizzo e introducendo un rischio concreto. Lo sterzo non era regolabile e non aveva un blocco di sicurezza. Le maniglie risultavano poco efficaci, sia nel facilitare il trasferimento dalla sedia a rotelle sia nel garantire un adeguato supporto. Anche lo schienale non era regolabile e offriva un contenimento limitato, mentre la pedana poggiapiedi non era adattabile alle diverse esigenze dell’utilizzatore.
Era una prima versione funzionante, ma ancora lontana da un prodotto realmente sicuro, integrato e pronto per un utilizzo esteso.

Mi fa sorridere pensare che, ancora oggi nel 2026, qualcuno stia producendo qualcosa di molto simile alla Genny 1.0. Anzi, a guardare bene, è persino un passo indietro: il prodotto si chiama Be-Go ed è sostanzialmente un kit di trasformazione per Segway ( fuori produzione), proprio come facevo io molti anni fa, ma senza nemmeno soluzioni tecniche come i piedi a pantografo.
.https://www.2kerr.com/en/balance-wheelchairs/bi-go-balance-wheelchair
A dire il vero, più che far sorridere fa riflettere, perché evidenzia quanto questo tipo di approccio sia distante dagli standard del mondo medicale a cui bisognerebbe appartenere. Non avere integrazione, controllo e sistemi di sicurezza adeguati non è solo un limite progettuale, ma può diventare un rischio concreto per l’utilizzato

L’11.11.2011 nasce una nuova azienda con l’obiettivo di portare Genny a un livello completamente diverso. Si riparte da zero su progettazione e design, si lavora sui brevetti, si sviluppano nuovi sistemi di stabilizzazione dei piedi adattativi al terreno con azionamento elettrico, si introducono ridondanze e logiche di sicurezza avanzate.
Ma soprattutto avviene un passaggio chiave: un viaggio negli Stati Uniti porta alla firma di un accordo con Segway America Inc.per lo sviluppo della tecnologia autobilanciante applicata al settore medicale. È in questo momento che nasce Genny 2.0, segnando il passaggio definitivo da prototipo evoluto a piattaforma ingegnerizzata con una visione industriale.

Genny 2.0 fu un grande successo, con oltre 2.000 unità vendute nel mondo. Non era più semplicemente un’evoluzione di un’idea, ma la nascita di un nuovo segmento. Non una sedia a rotelle manuale, non una power wheelchair tradizionale, ma qualcosa di diverso: una Active Power Wheelchair, un nuovo modo di intendere la mobilità, attivo, dinamico e integrato con il corpo.

Ovviamente, quando si inventa qualcosa di nuovo, c’è sempre chi prova a copiarlo, ed è anche un segnale che si è aperta una nuova strada. In quegli anni molti acquistavano il Segway PT sul mercato, vi adattavano una seduta e iniziavano a commercializzarlo. Io però ero l’unico al mondo ad avere un accordo ufficiale con Segway Inc. per lo sviluppo in ambito medicale. Far valere questo diritto, come spesso accade, non era semplice.
Tutto questo è andato avanti fino al 2019, quando Segway ha smesso di produrre la base autobilanciante dopo quasi vent’anni, segnando di fatto la fine di un’era.

Non ho mai avuto difficoltà a ripartire quando vedo chiaramente la destinazione. Questa volta, però, significava rifare tutto: la base autobilanciante e la seduta. Era il 2018, ed era un’impresa enorme, soprattutto considerando che già nel 2000 Segway Inc. aveva investito circa 100 milioni di dollari per sviluppare quella tecnologia.
Noi ci abbiamo messo cinque anni di ricerca e sviluppo, nuovi brevetti e nuove tecnologie costruttive per arrivare a qualcosa che il mondo non aveva mai visto prima. La barriera tra disabilità e normalità era caduta: non più solo un dispositivo medicale, ma anche un mezzo di micromobilità per tutti. Era nata Genny Zero.
