Abbiamo vinto il Compasso d’Oro. E non è soltanto un premio al design
Il 22 maggio 2026, all’ADI Design Museum di Milano, Genny Zero ha ricevuto il XXIX Compasso d’Oro ADI.
Scrivere questa frase mi fa ancora un certo effetto.
Il Compasso d’Oro è il più antico premio mondiale dedicato al design industriale. Nato nel 1954 da un’idea di Gio Ponti, viene assegnato ogni due anni ai progetti capaci di rappresentare l’eccellenza del design italiano. Quest’anno, accanto ad automobili, mobili, sistemi tecnologici e oggetti destinati a entrare nella storia del design, è stata premiata anche Genny Zero: una carrozzina elettrica auto-bilanciante nata per cambiare concretamente il modo di vivere la mobilità.
Un premio alla bellezza, ma soprattutto alla funzione
La motivazione ufficiale della giuria parla di “capacità innovativa”, integrazione tecnologica e “straordinaria sensibilità emozionale”. Sono parole importanti perché descrivono esattamente ciò che abbiamo cercato di costruire.
Genny Zero non è stata progettata per nascondere la disabilità. È stata progettata per cambiare il modo in cui una persona vive il proprio corpo, lo spazio e il rapporto con gli altri.
Il design, in questo caso, non è un rivestimento applicato alla tecnologia. È parte della funzione. Le proporzioni, la posizione di guida, la possibilità di muoversi lasciando libere le mani, la rotazione sul posto e la postura più naturale contribuiscono a creare un’esperienza diversa da quella offerta dagli ausili tradizionali.
La giuria del Compasso d’Oro ha riconosciuto proprio questo passaggio: Genny Zero supera la sola dimensione medicale e si propone come una nuova forma di micromobilità inclusiva. La scheda ufficiale di ADI descrive un progetto capace di superare barriere architettoniche e psicologiche.
Da un problema personale a un progetto industriale
Genny nasce dalla mia esperienza personale.
Dopo il mio incidente ho conosciuto direttamente i limiti, pratici e psicologici, della mobilità in carrozzina. Non cercavo semplicemente un mezzo più veloce o tecnologicamente più avanzato. Cercavo un modo differente di muovermi e di essere percepito.
Da quella necessità è iniziato un percorso durato anni, fatto di prove, errori, intuizioni, brevetti, difficoltà industriali e persone che hanno creduto nel progetto.
Genny Zero rappresenta l’evoluzione più avanzata di quella visione: un dispositivo medicale progettato fin dall’origine per persone con disabilità motoria e non l’adattamento di una piattaforma preesistente. La sua tecnologia è stata sviluppata per garantire equilibrio, sicurezza e controllo a una persona che, in caso di difficoltà, potrebbe non essere in grado di alzarsi autonomamente.
Design italiano e ingegneria svizzera
Genny Zero è il risultato dell’incontro tra due culture industriali.
Enrico Pagano, lead designer del progetto, ha tradotto la nostra visione tecnologica e umana in una forma riconoscibile, ispirata al mondo delle motociclette e delle automobili sportive, ma senza aggressività.
La ricerca, lo sviluppo, l’assemblaggio e i controlli di qualità vengono effettuati in Ticino. Circa il 90% dei materiali e delle lavorazioni proviene dall’Italia. Il progetto ha portato al deposito di sei brevetti internazionali: cinque relativi alla tecnologia e uno al design.
Il Compasso d’Oro riconosce quindi non soltanto un oggetto, ma un progetto industriale nato tra Italia e Svizzera, sviluppato attraverso competenze diverse e costruito intorno a un’idea precisa di innovazione.
Un risultato di squadra

Sul palco dell’ADI Design Museum abbiamo ritirato il premio io ed Enrico Pagano, ma quel Compasso appartiene a tutte le persone che hanno contribuito a trasformare un’idea in un prodotto reale.
Appartiene agli ingegneri, ai tecnici, ai progettisti, a chi lavora nella produzione, nella qualità, nell’assistenza e a chi continua ogni giorno a migliorare Genny Zero. Appartiene anche alle persone che hanno scelto di utilizzarla e che, con le loro esperienze e osservazioni, ci hanno permesso di comprendere cosa funzionava e cosa doveva ancora cambiare.
Un progetto di questa complessità non nasce dal lavoro di una sola persona. Nasce da una visione condivisa e dalla capacità di continuare anche quando sarebbe più semplice fermarsi.
Che cosa significa davvero questo premio
Il Compasso d’Oro non rende automaticamente perfetto un prodotto e non cancella le difficoltà affrontate lungo il percorso. Fa però una cosa molto importante: riconosce che anche un dispositivo medicale può appartenere alla cultura del grande design.
Una persona con disabilità non deve necessariamente scegliere tra funzione, sicurezza ed estetica. Ha diritto a un prodotto tecnologicamente avanzato, bello, desiderabile e capace di rappresentarla senza trasformarla nella sua diagnosi.
Per me questo è il significato più profondo del premio.
Non abbiamo vinto soltanto perché Genny Zero ha una forma innovativa. Abbiamo vinto perché quella forma, quella tecnologia e quella sensibilità concorrono allo stesso obiettivo: restituire libertà, autonomia e presenza.
Il premio non è un punto di arrivo
Il Compasso d’Oro è un traguardo enorme, ma non deve diventare un monumento davanti al quale fermarsi. Ci ricorda invece la responsabilità che abbiamo assunto.
Dobbiamo continuare a migliorare il prodotto, renderlo più affidabile, più accessibile e disponibile a un numero sempre maggiore di persone. Dobbiamo dimostrare ogni giorno che l’innovazione premiata dalla giuria produce un cambiamento reale nella vita di chi la utilizza.
Perché il design migliore non è quello che si limita a essere osservato.
È quello che cambia le cose.
E, qualche volta, cambia anche il modo in cui una persona torna a guardare il mondo.
Hanno raccontato la vittoria di Genny Zero
Il riconoscimento è stato ripreso da testate italiane e internazionali. Tra gli approfondimenti: RSI, Domus, WWD, Sky TG24, The Way Magazine, MediaKey e Pambianco Design.