Accessibilità e protezione “Corriere della sera Blog”

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Da alcuni anni, durante la stagione balneare, ci occupiamo dell’accessibilità delle spiagge per le persone con disabilità, mappando su tutto il territorio nazionale quelle con i servizi più accessibili, come i parcheggi, i servizi igienici, gli spogliatoi, le rampe, le pedane e le sedie Job per entrare in mare. Un discorso molto complesso, perché oltre a queste caratteristiche strutturali, occorre tenere in considerazione valenze meno evidenti, ma di uguale o di maggior importanza, come l’accoglienza e l’inclusione. Quest’anno a causa delle normative del distanziamento sociale per il COVID 19, tutto ciò si è complicato ulteriormente. Per questo abbiamo chiesto di illustrarci la situazione a Paolo Badano, da 25 anni è in sedia rotelle, presidente dell’Associazione GennyAngels, Onlus il cui scopo è quello di migliorare la vita delle persone disabili.

In particolare, dal 2017 l’organizzazione stessa fa parte di un progetto Europeo denominato “Freewheel” (EU768908) che consiste nella definizione, progettazione e sviluppo di una piattaforma di Smartmobilityriconfigurabile che abilita soluzioni autonome e a basso costo per l’inclusione sociale, autonomia e turismo delle persone con disabilità motoria e delle persone anziane. InVisibili ha chiesto a Badano un’opinione sul livello di accessibilità delle spiagge nell’anno del Coronavirus. Ecco il suo testo,  realistico e amaro, <<non posso rispondere alla domanda iniziale se prima non inquadriamo il problema Disabilità VS Covid-19, per questo motivo inizio con il citare l’ importante documento“ Covid-19 e i diritti delle persone con disabilità”, prodotto dall’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani, che intende sensibilizzare sull’impatto della pandemia da coronavirus nei confronti delle persone con disabilità, focalizzare l’attenzione su alcune pratiche promettenti già adottate in tutto il mondo, identificare le azioni chiave per gli Stati e altre parti interessate. Come si legge nel documento «Mentre la pandemia Covid-19 minaccia tutti i membri della società, essa è ancora più feroce nei confronti delle persone con disabilità a causa delle barriere ambientali e istituzionali, oltreché agli stereotipi e pregiudizi che si riproducono anche nella risposta al coronavirus».

Purtroppo devo segnalare che nulla o quasi di questo lavoro è stato recepito dal governo Italiano, non ho visto nessuna particolare attenzione, non sono state date delle particolari specifiche o indicazioni al mondo della disabilità per proteggersi, ne tantomeno ho visto dei protocolli da seguire, abbiamo avuto solo vaghe informazioni per lo più con un’ unica raccomandazione “non uscite di casa”.

In piena emergenza, per esempio, mi sono sentito in dovere di segnalare sui social che la distanza di sicurezza che veniva identificata in 1m non poteva essere ritenuta sufficiente in quanto le persone più vulnerabili si trovano ad una altezza inferiore e pertanto più esposte al contagio.

Con un inizio del genere è concepibile che affrontare adesso il tema del turismo accessibile diventa assai più complicato, come più volte ho ripetuto in questi anni questo tipo turismo è un’assoluta risorsa economica sottovalutata e sottostimata.

I numeri in costante crescita ci dicono che oltre 133 milioni di potenziali turisti in Europa legati al mondo della disabilità generano un introito economico di circa 90 miliardi di Euro. Generalmente noi non viaggiamo mai da soli e scegliamo strutture alberghiere di alta gamma in quanto quelle più economiche risultano non accessibili. Ora ditemi Voi se non vale la pena investire per attrarre in Italia questo tipo di turismo.

Che ricordo si ferma con un solo misero 2% di penetrazione del mercato.

Il Turismo accessibile pre Covid-19 quindi era, a mio parere, già in una situazione tra il patetico e il comico. Tutti ne parlavano, grandi proclami, fatti zero. Salvo rare eccezioni di singoli che si distinguono sempre per la propria dedizione. In Italia è sempre stato difficilissimo reperire le informazioni sull’accessibilità di strutture alberghiere, stabilimenti balneari, strutture pubbliche e attività commerciali quindi, è un mercato assolutamente non considerato e visto come viene considerata generalmente la Disabilità in questo paese: “un male costoso con cui convivere”.

A peggiorare questa situazione è stata sicuramente questa pandemia, come molti nostri Angeli ci hanno segnalato, molte strutture turistiche, per esempio alcuni stabilimenti balneari, hanno preso al balzo la situazione e chiuso allo stabilimento di fatto l’ accesso alle persone con disabilità con la scusa che il bagno dedicato è in condivisione e pertanto non riescono a garantirne una santificazione adeguata. Questo ignobile sopruso è stato reso possibile grazie alla totale mancanza da parte del Governo centrale di una direttiva chiara, che andasse a proteggere i diritti delle persone con disabilità, sia pure il diritto di prendere un po’ di sole e fare un bagno in mare… cancellando in un solo colpo anni di battaglie nella totale indifferenza del mondo verticale.

E’ inutile dire che abbiamo il dovere di ripristinare i diritti delle persone con disabilità lo dice l’ Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani lo dice il buon senso, lo chiede il turismo.

Prima affermavo che costruire un gradino o fare una rampa avevano lo stesso costo, ma mentre il primo divideva le persone tra chi poteva e chi non poteva passare, il secondo eliminava le scuse lasciando decidere alla disabilità dove era meglio spendere i propri soldi .

Oggi dico che la disabilità se vuole veramente decidere del proprio futuro deve prendersi carico dei propri problemi, l’OMS dice che siamo un miliardo sulla terra con disabilità , è ora di farci sentire perché noi siamo la più grande minoranza al mondo>>.

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